Aprii la porta. La valigia cadde a terra con un tonfo. Godofredo lasciò cadere il bicchiere. Selina si strinse il petto. Fedra mi guardò come se vedesse un fantasma.
“Damian…”
Attraversai il cortile in tre passi e mi inginocchiai accanto a lei. Quando la sollevai tra le braccia, pesava meno di un sacco di riso. Odorava di cloro, medicinali e vestiti umidi.
“Sono a casa, amore mio.”
Ripeté il mio nome tra i singhiozzi, stringendo la mia camicia come se temesse che sparissi di nuovo. Selina iniziò subito a dire che le cose non erano come sembravano. Che Fedra era diventata insopportabile da quando si era ammalata. Che chiedeva soldi, rompeva oggetti e rubava gioielli.
I miei occhi si posarono subito sul colibrì d’oro che mia madre portava al collo.
“Come quello?”
Selina si coprì l’orecchino con la mano. Fedra mi disse, sottovoce, che aveva provato a venderlo per pagare una visita medica e che mia madre glielo aveva strappato di mano.
Poi feci la domanda a cui nessuna delle due voleva rispondere.
“Che malattia ha?”
Fedra si toccò il petto.
“Cancro.”
Undici mesi. Per undici mesi avevo mandato soldi a casa mentre mia moglie combatteva da sola contro il cancro. Mi guardai intorno: pavimenti nuovi, un televisore enorme, mobili in pelle, ripiani in granito, il SUV parcheggiato fuori, il cellulare costosissimo di Godofredo. E Fedra con i sandali strappati e una camicetta di sei anni.
“Quanti dei miei soldi hanno usato per le sue cure?”
Selina, finalmente messa alle strette, disse che avevano pagato diverse visite. Fedra la corresse sottovoce:
“Due. Due visite in undici mesi.”
La trappola che avevano firmato loro stessi. Aiutai Fedra ad alzarsi e annunciai che la stavo portando in ospedale. Selina era sulla soglia, accusandomi di essere sparita per quattro anni solo per tornare e trattare la mia famiglia come dei criminali. Mi rimboccai la manica e mostrai loro le ustioni e i tagli che mi ero procurata in officina.
“Ho lavorato tutta la notte. Ho dormito con quattro uomini in una stanza. Ho passato due Natali completamente sola perché non vi mancasse nulla.”
“E non ci è mancato nulla”, rispose Selina.
Guardai Fedra.
“Lei sì.”
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